Francesco Occhiuto


Rimedi di un Maladaptive Daydreamer

 

 Ho deciso di riportare in pagina tutti gli appunti che sto prendendo sul MDD su come smettere di fantasticare, questa parte l'avevo già messa insieme in modo organico, il resto lo pubblicherò a mano mano unendo i miei vari appunti. 

                                

                                Introduzione

 

Molto spesso nella vita quotidiana ci scopriamo con la testa fra le nuvole. Ci distacchiamo dal mondo esteriore e concentriamo la nostra attenzione su quello che accade dentro di noi, sul nostro mondo interiore. Succede a tutti gli esseri umani e serve per dare una spiegazione alla vita e a noi stessi. Senza questo sforzo attivo nel comprendere ciò che ci accade e ciò che siamo, saremmo degli automi che agiscono d’istinto e incapaci di prendere qualunque decisione e di agire per uno scopo. Non avremmo un briciolo di libertà, non potremmo imporre la nostra volontà al mondo. Non potremmo mai fuggire dalla nostra realtà e da noi stessi per rilassarci un attimo. Alcune persone tuttavia possono vivere perennemente nel loro mondo interiore. Possono negare se stessi nella realtà e vivere solamente in una realtà diversa, creata da loro per loro. Queste persone sono i maladaptive daydreamers o i Fantasticatori Compulsivi, esseri fragili ma allo stesso tempo estremamente forti e tenaci. Cominciamo chiedendoci per prima cosa che cosa contraddistingue queste persone dalle altre. La risposta è una particolare attività che svolgono: il Maladaptive Daydreaming o il Fantasticare Compulsivo. Per una questione di scorrevolezza useremo le sigle MDD per Maladaptive Daydreaming, l’attività che analizzeremo e mdders per maladaptive daydreamers, le persone che svolgono questa attività. 

                     

                                      Cos’è il MDD?

 

Il MDD è una particolare attività mentale, spesso innescata da comportamenti ripetitivi e da uno stimolo esterno, che svolge una persona al fine di vivere delle esperienze di cui non è il protagonista direttamente e che hanno un forte impatto emotivo. Per esserci MDD la mente di una persona deve vagare in uno spazio e in un tempo diverso da quello della realtà, nel quale ci sono dei personaggi che agiscono, che possono comprendere il sé idealizzato ma non il vero sé. Questa definizione è solo indicativa per il momento, verrà compresa meglio con il continuare della trattazione. Quando una persona comune fantastica o sogna a occhi aperti (li intendiamo come sinonimi) gli attraversano per la mente brevi storie che finiscono in poco tempo e poi vengono facilmente dimenticate così come sono venute in mente. Il livello di consapevolezza durante le storie è basso; non solo quindi vengono generate senza che la persona ne abbia intenzione, ma quando la fantasia comincia l’individuo è spettatore della sua storia mentale, più che partecipe. Per chiarire il concetto ecco un esempio di 1) una fantasia comune e 2) una fantasia del MDD.

 

  1. Luigi è un ragazzo di quindici anni di costituzione abbastanza robusto e si sente inadeguato rispetto ai coetanei per via del suo peso. Nota che le ragazze guardano in modo sognante i suoi amici magri, mentre a lui non degnano neanche di un’occhiata. Questo lo fa stare male, così un giorno torna a casa e prova a pensare a una soluzione per risultare più attraente alle ragazze. Si immagina magro e muscoloso, entra in classe, le ragazze lo guardano incredulo e appena si siede al suo posto una gli fa - È incredibile come sei diventato carino, hai fatto palestra per caso? - sorridendogli con fare amabile, come nessuna ragazza gli aveva mai fatto quando era grasso. Luigi allora decide di iscriversi in palestra, motivato dal fatto che, secondo lui, una volta magro le ragazze si innamoreranno di lui. Si iscrive in palestra e prova attivamente a realizzare il suo desiderio di sentirsi attraente.
  2. Maria è una studentessa universitaria di ventidue anni in ritardo con gli esami, rimasta ferita da una relazione amorosa finita male. Il fidanzato Carlo l’ha lasciata perché la considerava una persona che non avrebbe mai realizzato nulla nella vita, a causa di mancanza di determinazione e assenza di obiettivi a lungo termine, che non gli forniscono la giusta motivazione per studiare e cominciare a costruirsi una carriera. Allora Maria fantastica di diventare una persona determinata e che riscuote incredibile successo. Carlo la vede e si complimenta con lei, si scusa anche di non essere riuscito a vedere prima il suo potenziale. Carlo la prega di tornare insieme, ma lei rifiuta fermamente, mettendosi insieme a una persona più importante di lui. Carlo guarda Maria e il suo nuovo fidanzato importante e si dispera perché si è lasciato sfuggire una persona meravigliosa e ora è troppo tardi. Maria non agisce in alcun modo per diventare una persona di successo, ma passa molto tempo della sua vita immersa in queste fantasie. Lo fa per molte ore al giorno quotidianamente e si diverte a modificare lievemente la fantasia; un giorno è una cantante di successo, il giorno dopo una brillante opinionista, sempre con fidanzati all’altezza della sua nuova personalità e con Carlo che si dispera. Maria non prova più a diventare una donna di successo, ma spreca la sua vita immaginando di esserlo. La Maria immaginata comincia a vivere di vita propria, mentre la vera Maria trascorre la sua vita in modo passivo, va dove il mondo la porta, senza mai protestare. 

 

Qual è la differenza fra Luigi e Maria? Che Luigi agisce, Maria no. Cambia quindi lo scopo della fantasia. Luigi immagina un modo per avere successo e successivamente prova a metterlo in atto. Voglio sottolineare il “prova” della frase precedente. Ho omesso volutamente la parte conclusiva della storia di Luigi perché irrilevante: non importa se Luigi successivamente abbia annullato l’iscrizione in palestra perché costava troppa fatica (fallimento) o se sia diventato magro e attraente come aveva desiderato (successo). L’importante è che la fantasia di Luigi lo abbia portato ad agire. Maria invece fantastica per un motivo opposto a quello di Luigi, lo fa perché non vuole agire. Ha paura di essere ferita ancora, si chiude completamente al mondo esteriore per vivere nel suo mondo interiore, che diventa l’unico posto dove Maria si può esprimere, vive la realtà in modo passivo e compensa essendo straordinariamente attiva nel suo mondo immaginario. 

 

                       Un problema di dissociazione

 

Cosa dire allora riguardo gli scrittori, filosofi, poeti che concepiscono grandi storie e teorie non per agire, sono anche loro mdders? Alcuni può darsi che lo siano, ma la maggior parte probabilmente no. Forse lo erano prima di diventare scrittori, filosofi, poeti. Perché è vero che una persona per creare storie complesse e intricate deve avere una grande capacità di immaginazione, ma è vero anche che deve avere la giusta motivazione per raccontarle agli altri, altrimenti rimarrebbero soltanto nella sua testa, come succede appunto ai mdders. Le motivazioni possono essere le più varie, come esprimere se stessi, ottenere riconoscimenti, migliorare la vita delle persone con una scoperta o raccontando una storia ricca di significato e di emozioni. Possono essere costruttive come queste o distruttive, come scrivere per ferire delle persone o per autosabotarsi. Nel mdder questa motivazione manca, perché non vuole interagire con il mondo reale, ma al contrario fa di tutto per allontanarsene. Una persona comune fantastica per immaginare varie situazioni ipotetiche diverse e scegliere quella che preferisce, così può agire in quella direzione. Un mdder fantastica per avere un posto sicuro in cui poter essere se stesso, perché è una persona sensibile rimasta ferita in generale dal mondo esteriore o terrorizzata in particolare da un trauma subito che ha deciso di annullare se stessa nella realtà e trascorrere la sua vita in modo completamento passivo. È questo che rende il fantasticare disadattivo per queste persone. L’immaginazione non lo porta in un mondo immaginario per tornare più ricco di com’era prima e applicare ciò che ha imparato a se stesso e alla realtà, come fanno le persone con un ricco mondo interiore, ma per restare lì, perché il mondo è pericoloso e più ci si sta alla larga meglio è. Il mdder non vive a tutti gli effetti. Dato che è una persona così timorosa del mondo reale annulla se stesso e quindi la sua capacità di provare qualunque emozione. Però il mdder non è uno psicopatico, cioè una persona che non è in grado in assoluto di provare delle emozioni (secondo la definizione classica di psicopatico), ma non è in grado di provarle direttamente su se stesso. Allora immagina un mondo immaginario in cui agisce egli stesso idealizzato (di successo, ricco, emotivamente stabile) oppure dei personaggi che rispecchiano le caratteristiche della persona (un genio se non ci sentiamo apprezzati per l’intelligenza, un leader carismatico se non abbiamo abilità sociali). Soltanto mettendo un filtro fra il sé reale e il mondo esteriore riesce a venire a contatto con la realtà, quindi le emozioni vengono provate, ma in un passaggio successivo a quello in cui bisognerebbe sentirle. Un esempio: 

 

- Alberto è un ragazzo di 17 anni, che ama passare il tempo guardando spettacoli di cabaret. Mentre li guarda però non ride, mantiene un comportamento neutro. Subito dopo che finisce di guardare uno spettacolo, si immerge nel MDD, immagina di fare le battute che ha appena sentito ai suoi amici e ridono tutti quanti senza freni. Durante questa fantasia Alberto ride e si diverte anche nella realtà. 

          

                              Cosa fare a riguardo 

 

Cosa bisogna fare per fantasticare per agire e non per fuggire? Risolvere il vero problema che è alla base del MDD: la dissociazione. Questa è la vera chiave di volta per smettere di fantasticare, tutto il resto che troverete scritto sono consigli per minare i vari aspetti delle fantasie presi singolarmente. Ma se manca la convinzione che il MDD è un problema che va risolto perché fa comportare una persona nella vita tutti i giorni come se non esistesse, manca anche la motivazione necessaria per smettere di fantasticare. Un mdders per prima cosa deve rendersi conto che è vivo, che gli piaccia o meno. Ed è importante e merita rispetto e considerazione. Ogni persona agisce per se stesso, tende a preservare alta la propria autostima incolpando gli altri dei fallimenti e dando il merito a se stesso per i successi (bias dell’attribuzione). Fallo anche tu. Un mdder può avere una bassa autostima e tendere a giustificare sempre il comportamento altrui quando sbagliano, dando la colpa alle circostanze e colpevolizzare sempre se stesso per i fallimenti. Sii un po’ più superficiale, ti farà stare meglio, hai bisogno di lasciarti in pace per un momento. Un mdder può tendere anche a guardare solo le circostanze, pensando che ogni evento sia incontrollabile dalle persone ma solo un risultato di fattori esterni. In questo caso pensa che lui, come anche tutti gli altri, siano in balia dei capricci del destino. Dato che lui si comporta come se non esistesse nella realtà può pensare che anche gli altri fanno lo stesso. Non è vero neanche questo, c’è sempre un margine di scelta e di libertà in ogni azione che compiamo e la maggior parte della gente lo sa, perché sa di esistere. Ed esisti anche tu, quindi imponiti, pensa egoisticamente, gli altri hanno valore e vanno rispettati ma il più importante del mondo per te sei tu e se qualcuno ti intralcia nella corsa ai tuoi obiettivi devono prevalere i tuoi interessi, non quelli degli altri. Tu esisti e dai fastidio, ma dai anche valore al mondo e se ti convinci che non vuoi dare fastidio al mondo negherai di conseguenza anche il valore che puoi dargli e questa è la cosa peggiore, perché se fingi di non esistere darai lo stesso un minimo di fastidio ma non sarai di nessun valore per la società. Allora, facendo due conti, ti conviene esistere, farti valere, dare fastidio ed essere così anche utile per la società. Se provi a smettere di fantasticare andrai in contro all’astinenza (che ti aspettavi?), ma vedrai che rapidamente in te riaffioreranno le emozioni e una violenta voglia di vivere, che ti farà piano piano tornare a vivere appieno, sentendo su te stesso i dolori della vita, ma soprattutto le gioie.

 

Smettere di fantasticare è quindi la prima cosa da fare, da adesso in poi illustrerò, dopo averli analizzati, come attenuare gli effetti dell’astinenza da MDD, agendo sui suoi singoli elementi. Prima però voglio spiegare un’altra teoria importante per comprendere il MDD. 

 

                             Introversione e Estroversione

 

Secondo questa teoria le persone possono agire attraverso due processi, uno introverso e l’altro estroverso, per approcciarsi a qualsiasi attività. La prima via è incentrata sul pensiero, l’altra sui sensi. Un processo esclude l’altro, non è possibile utilizzarli contemporaneamente. La felicità e la soddisfazione personale dell’individuo sta nel raggiungimento del migliore equilibro nell’uso dei due processi. Ogni persona utilizza principalmente l’introversione o l’estroversione, provare a cambiare il sistema principale è una fatica inutile, oltre che eccessivamente gravosa e stressante. Per essere più felici, però, bisogna coltivare il processo opposto, al fine di essere completi e efficienti. L’introversione parte dall’individuo, che astrae dalla realtà tramite pensieri o fantasie. L’estroversione è legato ai cinque sensi, sente e agisce rapidamente, collegato agli istinti e alle emozioni. Il mdder si serve eccessivamente dell’introversione, è assente emotivamente e slegato dalla realtà. Ha grande fantasia e potenziale, ma non avendo un ponte per esprimere il suo potenziale nella realtà, rimane bloccato nella sua testa, sentendo una pesante frustrazione per la consapevolezza di poter fare molto di più e non riuscirci. Il mdder è molto spesso timido, dal momento che la timidezza è anch’esso sintomo di un eccessivo uso dell’introspezione. Il timido prova a risolvere il suo imbarazzo sociale razionalmente o fantasticando, senza riuscire ad adeguarsi alla situazione sociale, che è imprevedibile a priori. Le persone estroverse sono in grado di improvvisare bene in pubblico, sanno leggere il contesto sociale e agire nel modo più appropriato. I timidi non sanno leggere il contesto e agiscono come avevano immaginato di agire prima di trovarsi nella situazione. Dopo l’esperienza sociale prendono consapevolezza del loro comportamento inadatto con gli altri, allora rimuginano sull’accaduto e escogitano nuovi modi per agire correttamente la volta successiva. Ma la situazione sociale muta in continuazione e i timidi sono frustrati perché condannati a fallire. Inoltre non riescono ad aprirsi agli altri, a comunicare i loro sentimenti e i propri stati d’animo. In compenso gli introversi hanno una capacità di analisi più approfondita degli estroversi. Non voglio parlare di quoziente intellettivo perché è un concetto ancora molto discusso dagli psicologi. Gli introversi riescono meglio nei problemi complessi, soprattutto quelli strategici, dove bisogna agire poco ma bene. Gli estroversi sono più abili nei piccoli problemi quotidiani, gestiscono meglio lo stress e sanno adattarsi meglio a una nuova situazione. Cosa succede nella mente durante l’introversione e l’estroversione? Parliamo prima dell’introversione. L’individuo si concentra sulla sua mente, non percepisce la realtà che ha intorno. Una volta che si distacca mentalmente dal mondo esterno, può astrarre in due modi. 1 con il ragionamento razionale. Lavora con i concetti, li mette insieme logicamente, crea leggi ipotetico-deduttive o induttive. 2 con le fantasie. Crea delle rappresentazioni mentali e immagina un susseguirsi di eventi. Funziona come una sorta di simulazione di ciò che dovrà fare, o anche solo un modo di rappresentarsi le cose che rimane più profondamente ancorato nella coscienza rispetto a un concetto. 

Con l’estroversione possiamo sintetizzare tutto con un processo, che racchiude i cinque sensi e il movimento motorio. La mente non elabora nulla, prende solo i dati dall’esterno attraverso i cinque sensi o concentrandosi sul moto. La massima espressione dell’estroversione è la meditazione: c’è una totale inazione, sia mentale che fisica, e si raccolgono dati dall’esterno.

Ogni nostra azione segue questi due processi in modo alternato. Si potrebbero collegare i due processi ai principi psicologici di accomodamento e assimilazione piagetiani. Da una parte prendiamo i dati dal mondo così come sono, dall’altra li elaboriamo e modifichiamo il mondo circostante con le nostre azioni. Con l’estroversione prendiamo i dati dall’esterno, con l’introversione li elaboriamo dall’interno, poi di nuovo con l’estroversione li mettiamo in atto, li elaboriamo di nuovo e così via. Se manca l’estroversione non sappiamo cogliere i dati rilevanti e non riusciamo a mettere in atto i nostri comportamenti che mirano a cambiare la realtà. Se invece è l’introversione a mancare, sappiamo agire nel mondo concreto ma non proviamo mai a modificarlo, vivendo abbandonandoci al nostro destino. Solo con l’introversione ci sentiremmo incredibilmente frustrati, in grado di immaginare un mondo diverso ma incapaci di agire per realizzarlo; all’opposto, vivremmo senza alcun desiderio, come animali. Gli animali sono sempre stati considerati come privi di ragione e ciò li differenzia dagli umani. In questa prospettiva ne possiamo capire il motivo, non sanno astrarre abbastanza dalla realtà da desiderare un mondo diverso, a prescindere dal soddisfacimento dei loro bisogni fisici più immediati.

Il mdder sogna continuamente di cambiare il mondo, ma è incapace di controllare gli impulsi del momento, che gli servono per realizzare i suoi sogni. L’obiettivo perciò dovrebbe essere quello di equilibrare la propria emotività, per agire come il mdder sogna di agire. Non si tratta di trovare una soluzione ragionata alle fantasie, ma di essere più presenti e collegati al mondo in modo saldo, abbastanza da poterlo cambiare. Questo obiettivo si può perseguire migliorando la propria emotività, strettamente collegata alla sfera sensoriale. Se il mdder si impegna nel migliorare la percezione che ha del mondo con i propri sensi, si bilancerà anche la sua vita emotiva. Allenandosi a meditare, sentire con l’udito, fare caso alle sensazioni corporee e al tatto quando si toccano gli oggetti o delle persone, l’emotività si rinforza, si è più sereni e si riescono a perseguire i propri obiettivi. Il problema vero del mdder è che ha un’emotività distrutta, segue l’impulso del momento e non è in grado di opporsi, non sa leggere la situazione sociale, non sa interagire con le altre persone e non riesce a perseverare nei suoi obiettivi perché non ha pazienza, perseveranza e costanza. Il MDD è un sintomo di un attacco di ansia. Quasi tutte le persone hanno uno sfogo emotivo, che può andare dal mangiare compulsivamente al fumare. Il MDD è uno sfogo d’ansia che si confà a persone con una discreta immaginazione. Non riescono a bloccare il flusso di pensieri negativi, allora si immergono in un mondo immaginario piacevole. Anziché bloccare il pensiero ansioso, che porterebbe a un vero sollievo, lo mutano facendolo diventare piacevole con un altro stimolo, spesso la musica. L’ansia si trasforma in fantasie mentali maniacali, che possono durare anche varie ore consecutive. Si ha un piacere momentaneo, ma quando si smette i pensieri ansiosi ritornano più forti di prima, perché sono rimasti inascoltati. Ci si deprime o si torna a fantasticare di nuovo. Così si ha uno stato piacevole passeggero, una vera e propria droga che ha bisogno di essere alimentata. Le droghe agiscono esattamente in questa maniera: causano nel soggetto che ne fa uso uno stato piacevole, che svanisce non appena si smette di far uso della droga. Poi si desidera la droga per riavere quello stato, mentre la realtà è sempre peggiore senza la droga. Riequilibrando la vita emotiva si avrà il risultato di poter usare da soli autonomamente lo stato piacevole, autoprocurarselo al momento opportuno. In questo modo non si desidera più la droga e si vive sereni, capaci di rilassarsi al momento giusto. Sono arrivato a questo conclusioni dopo vari esperimenti, capendo che il pensiero conscio può essere taciuto, ma solo se si focalizza l’attenzione sull’esterno. Non si può invece restare in uno stato di nulla, né dentro di sé né fuori di sé, se non morendo. Il cervello infatti non stacca mai, neanche nel sonno, però può rilassarsi alimentando il lato poco utilizzato fra introversione e estroversione. Così un estroverso dovrà bilanciare il suo lato analitico e la sua capacità di riflessione e di immaginazione, un introverso la sua capacità di saper ascoltare il mondo, capire le situazioni sociali e vivere più sereno con meno pensieri. Il mdder è molto probabilmente un introverso che deve migliorare la sua emotività e i propri sensi. I consigli sono quelli di fare caso ai sensi nel quotidiano, quando mangiate assaporate, quando camminate state al centro del marciapiede e fate caso a dove stato andando, quando toccate un oggetto fate caso alla pressione che mettete nel toccarlo.

 

                     Comportamenti ripetitivi primari

 

Spesso i mdders, durante le loro fantasie, attuano uno stesso comportamento, che viene ripetuto per tutto il corso del MDD. Consiste molte volte in un movimento corporeo compulsivo, cioè non controllabile consciamente da parte della persona, ma è anche possibile che la persona resti immobile, come paralizzata. Inoltre deve essere sola in un luogo e non deve essere visibile da nessuno dall’esterno, alcuni preferiscono una luce soffusa e debole nella stanza, se non addirittura il buio totale. In questo ultimo caso è come se il mdder mirasse a uno stato di deprivazione sensoriale, in cui cioè ogni stimolo esterno è annullato, per concentrarsi interamente sul mondo interiore. Si azzerano i sensi, che servono per venire a contatto con il mondo esteriore, per attivare l’astrazione mentale, addetta a fantasie e ragionamenti. Quali sono i movimenti corporei compulsivi più comuni? 

 

  • camminare avanti e indietro per una stanza.
  • schioccare le dita della mano.
  • far ruotare velocemente i piedi mentre si è sdraiati o seduti.
  • qualunque altro movimento corporeo di una parte del corpo ripetuto ininterrottamente mentre si fantastica.

 

Questi movimenti probabilmente servono a dare un segnale fisico al cervello, comunicandogli che abbiamo intenzione di sognare a occhi aperti. Come si saprà, mente e corpo sono intimamente collegati e spesso un segnale corporeo ci prepara a fare qualcosa. Per esempio, se un aggressore ci attacca all’improvviso e dobbiamo combattere per la nostra incolumità, il nostro corpo aumenterà la frequenza cardiaca per far scorrere più velocemente il sangue, il ritmo della respirazione si velocizzerà per aumentare la quantità di ossigeno disponibile, tutti preparativi del corpo che ci permettono di affrontare meglio l’aggressore. Oppure pensiamo a un’efficace mnemotecnica, che consiste nell’associare i dati che vogliamo memorizzare a un movimento del corpo. Per ricordare la parola “casa” potremmo toccarci con l’indice il naso, per “barca” potremmo toccarci la bocca. Così anche se non ricordiamo subito le parole “casa” e “barca”, basterà toccarci il naso e la bocca con l’indice e il cervello come per magia ce le farà venire in mente. O ancora possiamo citare l’acquolina in bocca, cioè un aumento della salivazione quando vediamo o pensiamo a un cibo gustoso, che serve a preparare il nostro organismo per un pasto. In tutti questi casi viene attivata una determinata zona cerebrale e messe in circolo delle sostanze nel nostro corpo. Anche nel caso del MDD succede questo. Inoltre quando mettiamo in moto il corpo, anche la mente si mette in moto. Camminare è un modo per far scorrere i pensieri più velocemente, aumentando la velocità con cui si muove il nostro corpo ci muoviamo anche noi più velocemente. Un classico esempio è quando una persona parla al telefono, cammina e gesticola (vedi comportamenti ripetitivi secondari) per, rispettivamente,  pensare più velocemente e simulare un contatto diretto con l’interlocutore. Quindi di per sé camminare non è un male, anzi. Soprattutto per un fantasticatore che comincia a smettere di fantasticare, può essere utile mantenere l’abitudine di camminare, anche nella stessa stanza dove si fantasticava se non ci sono altre alternative. Ovviamente sarebbe meglio evitare la stessa stanza del MDD perché la si associa alle fantasie, ma potrebbe anche essere un modo per creare una nuova associazione positiva, eliminando la voglia di fantasticare. L’ideale comunque sarebbe all’aria aperta, per respirare aria pulita e per una questione sensoriale che ora approfondirò. 

 

                               Cosa fare a riguardo

 

Un po’ di movimento fisico fa bene e i mdders che camminano avanti e indietro per una stanza probabilmente lo fanno anche per compensare uno stile di vita sedentario. Consiglio di continuare a camminare, ma cambiare le circostanze. Farlo all’aria aperta è il primo passo da fare, si respira aria pulita e si ha l’occasione di guardare nuove persone e nuovi luoghi. Poi bisognerebbe provare a concentrarsi verso l’esterno, non pensando a niente ma focalizzandosi sulle sensazioni fisiche che si provano. Questo è il passo fondamentale. Bisogna cambiare l’associazione di camminare + ascoltare musica = fantasticare. Bisogna concentrarsi invece sulle sensazioni che ci dà camminare, correre può anche essere meglio, perché siamo anche un po’ costretti dallo sforzo fisico a concentrarsi sulle sensazioni. L’importante è stare più tempo possibile a non pensare e a sentire solamente il mondo, che si tratti di meditare o fare qualsiasi altra attività. Meditare è utile in quanto si capisce come fare a concentrarsi solo sui sensi, poi bisogna applicare questo atteggiamento mentale a tutte le altre attività che si fanno.

 

                      Comportamenti ripetitivi secondari

Ci sono anche degli altri movimenti corporei che accompagnano il MDD, che si manifestano però in modo diverso da quelli appena visti. Mentre i comportamenti primari vengono svolti allo stesso modo dall’inizio alla fine delle fantasie, quelli secondari appaiono durante le fantasie a intervalli non regolari. I più comuni sono:

 

  • espressioni facciali
  • gesticolare con le mani in modo acceso
  • mimare i comportamenti che fantastichiamo 

 

 

Questi rappresentano le emozioni che si provano durante le fantasie. Le reazioni emotive sono quelle che noi avremmo realmente se fossimo nella situazione immaginata. Sorridiamo se sorridiamo nella fantasia, facciamo l’espressione tipica della rabbia se immaginiamo di essere arrabbiati. Se sogniamo di fare un gol a una partita di calcio, mimiamo il tiro che abbiamo fatto nella realtà. Se abbiamo una discussione accesa, muoveremo le mani in modo persuasivo. 

Quando noi sogniamo e vediamo in sogno una sedia, nel cervello si attiva la stessa zona cerebrale che si sarebbe attivata se avessimo veramente visto una sedia nel mondo reale. Ci immedesimiamo totalmente in ciò che vediamo nella nostra mente. E se muoviamo il nostro corpo come lo muoviamo nella fantasia, la sensazione di realtà aumenta ancora di più. Questo spiega il perché dei comportamenti ripetitivi secondari, ovvero che noi reagiamo a circostanze immaginate come fossero reali. Ecco un esempio di un fantasticatore che esegue movimenti corporei compulsivi, primari e secondari:

 

  • Gianluca ha 13 anni, è molto insoddisfatto della sua vita, non gliene va mai bene una e non riesce a sentirsi una persona di valore. A scuola prende brutti voti e non ha veri amici con cui possa parlare liberamente, per non parlare del cattivo rapporto con i genitori. Riesce comunque a ritagliarsi un momento di felicità tutto suo: il pomeriggio ogni giorno si chiude nella sua stanza da solo per 2 ore e immagina di vivere storie avventurose. Prima di cominciare abbassa le tapparelle della finestra in camera sua per assicurarsi che nessuno lo veda da fuori, chiude la porta a chiave per non essere interrotto dai genitori e accende solo una piccola lampada che emana poca luce, il giusto per non sbattere ai mobili mentre si muove. Prende il suo smartphone, lo collega agli auricolari, li indossa e mette della musica adrenalinica. Tutto è pronto per il suo momento di felicità. Comincia a camminare avanti e indietro sempre alla stessa velocità e seguendo sempre lo stesso tragitto. Non cambia mai nemmeno il giro: va dal letto alla porta, dalla porta alla scrivania e dalla scrivania al letto. Fantastica di essere un arrampicatore che scala una montagna imponente. Sul suo viso ci sono tracce di fatica e le sue mani si alzano in modo alternato con forza per agganciarsi con la piccozza alla montagna durante la scalata. Finite le 2 ore, Gianluca deve studiare e affrontare di nuovo la sua squallida realtà, ma non vede l’ora di ritagliarsi un po’ di tempo per il suo prossimo momento di felicità.

 

Il mdders soffre di disturbo ossessivo-compulsivo (DOC)? Penso di no, ma non posso affermarlo. Nel DOC una persona è colta da un pensiero ossessivo, che gli provoca grande ansia e per placarlo compie dei gesti ripetitivi compulsivi. Controllare 100 volte che la porta di casa sia chiusa a chiave è un gesto da ossessivo-compulsivo. C’è il pensiero ossessivo che mi ripete che forse la casa non è chiusa a chiave e per placarlo vado 100 volte a controllare che lo sia. È molto simile al MDD come dinamica, ma guardando bene non è uguale. In generale, quando una persona pensa a qualcosa che gli fa venire ansia e può agire sulla situazione, l’ansia è sana e le porta a un maggior benessere dopo aver agito. Nel DOC l’ansia non si placa mai e le fa svolgere sempre le stesse azioni tante volte. Nel MDD è vero che l’ansia porta le persona a fantasticare, è vero che ci sono comportamenti ripetitivi, ma non lo si fa per placare un determinato pensiero ossessivo, lo si fa per vivere. Come abbiamo visto, un mdders non riesce a provare emozioni se non con le sue fantasie.

 

                      Stimoli esterni e materiale grezzo

 

Gli stimoli esterni sono i secondi elementi, dopo i comportamenti ripetitivi, che innescano il MDD: fino a questo momento la (poca) letteratura sulla fantasia compulsiva ha denominato questo stimolo “trigger” (grilletto), volendo dire che è uno stimolo esterno che innesca le fantasie. Corretto, ma ambiguo. C’è uno stimolo esterno collegato all’attività di fantasticare, ma viene qualche volta confuso con il materiale grezzo delle fantasie. Lo stimolo esterno viene introdotto all’inizio del MDD e permane fino alla fine, il materiale grezzo è invece ciò che provoca la forte emozione che va sfogata con il MDD, perché la persona non prova le emozioni che dovrebbe e vorrebbe provare al momento giusto. Un esempio:

 

  • Vanessa è una donna di 36 anni che lavora come cameriera in un ristorante, è single e romantica. Ha il turno serale al lavoro e durante il giorno molto spesso si diverte a guardare film romantici. Mentre guarda questi film non prova quasi mai forti emozioni e si nota dalla sua espressione pressoché neutra. Quando il film finisce, se è stato di suo gradimento, sente subito il bisogno impellente di perdersi nel MDD, mette della musica romantica allo smartphone, indossa gli auricolari alle orecchie e comincia a camminare per la stanza, immaginando di essere la protagonista che trova l’amore e durante le fantasie prova fortissime emozioni. 

 

 

In questo esempio il materiale grezzo sono i film romantici, il trigger è la musica. Il materiale grezzo è ciò su cui si fantastica, il contenuto iniziale che si vuole elaborare tramite le fantasie. Il vero trigger è invece lo stimolo esterno che accompagna la fantasia per tutta la sua durata. Il primo è ciò che provoca in tutte le persone una emozione o uno spunto per una riflessione, che poi viene elaborato con l’astrazione mentale. Questo è una caratteristica comune a tutti gli esseri umani, poi magari chi ha un ricco mondo interiore e/o una forte curiosità tenderà a elaborare maggiorente in modo conscio le informazioni. L’elaborazione degli stimoli avviene comunque durante il sonno, che serve proprio a questo motivo. Il trigger invece è un facilitatore che aiuta a immergersi maggiormente nel mondo interiore. È di ausilio per la deprivazione sensoriale di cui parlavamo prima, una sorta di tappo che impedisce di apprendere altri stimoli esterni. Solitamente è la musica, ma può essere qualsiasi altro stimolo che permetta alla mente di vagare liberamente. Quindi c’è solo una condizione che deve soddisfare lo stimolo: non deve occupare molte risorse mentali, perché altrimenti fantasticare non sarebbe possibile. Un altro esempio sono i quadri e le immagini in generale. Un mdders potrebbe passare ore e ore a guardare su internet dei quadri e immaginarsi dentro di essi, interagire con i personaggi e modificare l’ambiente circostante. Ogni stimolo sensoriale è un possibile trigger, la musica è di carattere uditivo e le immagini di carattere visivo. La maggior parte delle persone hanno come sensi più sviluppati, per una questione evolutiva, l’udito e la vista, quindi questi dovrebbero essere i trigger più comuni, ma potrebbe essere anche un particolare odore o un sapore ad accompagnare la fantasia, come anche una sensazione fisica. Per quanto riguardo un movimento motorio abbiamo già visto come può accompagnare il MDD. Durante le fantasie mi pare di aver constatato che il focus cambia continuamente, si alterna fra il trigger e il fantasticare. Il trigger è l’ispirazione per la fantasia, si fantastica per un po’, poi quando manca il materiale per le fantasie si attinge al trigger, si prende nuovo materiale e si torna a fantasticare. Questo ciclo continua per tutta la durata del MDD. Per esempio, a me piace molto la cantante italiana Francesca Michielin e mi è appena stato detto che avrò occasione di incontrarla e parlarci. Allora immagino di parlare piacevolmente con lei, che mi trova carino e interessante. Per aiutarmi a continuare a fantasticare su questo evento metto alle cuffie le canzoni di Michielin. Quando non saprò più cosa inventarmi, il mio focus si sposterà sulla sua canzone che sto ascoltando, nella fantasia menzionerò quella canzone con lei e la analizzeremo, torno a fantasticare e così via.                

 

                              Cosa fare a riguardo

 

 

Si possono decontestualizzare i triggers. Se la musica è sempre stato lo stimolo per fantasticare, si può imparare a concepire la musica in modo diverso. Un consiglio può essere usare la musica per ballare. È la funzione più primitiva della musica, legata al nostro istinto e alla nostra emotività. Quando si balla ci si concentra sul mondo esteriore totalmente. Il mdder lo usa invece come uno stimolo interiore. Bisogna concentrarsi sul ritmo della canzone, sugli strumenti musicale o sulla tonalità della voce del cantante. Questo se la musica è adatta per ballare, con un ritmo incalzante che ispira il movimento. Se invece la musica è lenta, ha un significato profondo, bisogna studiare quel significato e immaginare mentalmente ciò che dice il testo. In questo modo, al posto di immergersi in fantasie infinite e personali, si impara a immergersi nella canzone così come l’artista l’ha concepita e come tutti la ascoltano.

 

Commenti: 1
  • #1

    Roberta (giovedì, 04 gennaio 2018 00:45)

    Grazie Francesco! Sono appunti preziosissimi, utili e ben scritti. Averli letti 15 anni fa! :)

Perdersi nei pensieri è bello

Perdersi nei pensieri è bello

vedi vite che non hai mai vissuto

puoi dire cose che hai sempre taciuto

vedere volti che ormai hai perduto

 

ma a volte può essere un bel fardello

non gioire della vita che ti hanno dato

non sentire il sapore del cioccolato

ma solo il peso di un mondo inventato

 

allora come in tutte le cose

ci vuole un po’ d’equilibrio

non essere in balia del vento

ma nemmeno chiusi dentro un castello

 

pensare quando è necessario

ma quasi sempre annusare le rose

per esser consci di essere al mondo

ma evitare di girar sempre in tondo

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La terribile vita di Jordan

La terribile vita di Jordan La notte porta consiglio, si dice. Ed è proprio quello che Jordan aveva bisogno dalla notte. Purtroppo quella notte era particolarmente silenziosa e dalla sua voce non arrivò nessun sussurro. E Jordan restò sdraiato sul letto nell’attesa di un’illuminazione, che ormai aveva capito che non gli sarebbe stata suggerita dalla notte, ma che doveva defluire da lui. Jordan lavorava tutto il giorno tutti i giorni, eccetto la domenica. Lavorava a Wall Street. Era un uomo di un certo peso nel suo settore. Non era proprio uno di quei signori che controllano grossa fetta dell’economia mondiale, ma si ci avvicinava. Guadagnava un sacco di soldi, che poi ovviamente non aveva neanche il tempo di spendere per le cose che voleva veramente. Si comprava un mucchio di roba che doveva indicare il suo status symbol. Lui era un uomo importante e tutti dovevano vederlo e ammirarlo. La Lamborghini rossa fiammante, il Rolex placcato in oro al polso, la villa enorme e lussuosa. Jordan viveva essenzialmente la sua vita per essere apprezzato dagli altri, a scuola aveva i voti più alti della classe e ora aveva il taglio delle banconote più alto delle persone che frequentava. Quello sguardo dei poveracci mentre guardano una persona che ostenta il proprio successo economico, era di questo che Jordan si nutriva. La società l’aveva sempre istruito così e lui era diventato il migliore esempio che una società del genere potesse desiderare. Jordan cominciava a lavorare ogni giorno alle 8 del mattino e staccava alle 20 di sera. Una vita totalmente dedita al lavoro, un lavoro che fra l’altro non gli piaceva affatto. Il fine di quel lavoro era fare solo più soldi possibili, e lui lo faceva perché non voleva distruggere quell’immagine vincente che gli altri vedevano di lui. Ci aveva lavorato tutta la vita per dare a tutti l’impressione di essere il migliore, di avere successo e di vivere felicemente. Non poteva deluderli dopo aver costruito tanto minuziosamente questa immagine di sé, non doveva deluderli. Cosa avrebbe potuto fare, fuggire in un posto così tanto lontano dove nessun occhio conosciuto potesse giudicarlo? Dove nessuno potesse prenderlo e dirgli-hai fallito, hai buttato tutto a monte e ora sei solo una persona qualunque. Non lo avrebbe sopportato. La sua splendida famiglia lo avrebbe abbandonato se si fosse licenziato. La sua splendida famiglia di facciata, si intende. Moglie modella, figli perfetti. Non c’era amore in quella famiglia, non c’era rispetto, non c’era tolleranza. Era una di quelle splendide famiglie formate a tavolino per far rodere la gente dentro. Per fare invidia a quelle coppie povere che si litigano per nulla e desiderano tutta la vita avere cose che non possono avere, quelle coppie che non hanno né bellezza né ricchezza. Ma la famiglia di Jordan era innaturale, sembrava una confezione assolutamente ammirabile di un uovo di pasqua. Immaginate la confezione del più bell’uova di pasqua che possa mai esistere sulla terra, pieno di mille colori, disegni artistici sopra, ricamata con materiali pregiati e in alcuni punti anche con delle rifiniture in oro e argento. Tutti guardano questa confezione ammirati, immaginando quale cioccolata deliziosa si possa mai celare dentro una confezione così perfetta. Ma invece dentro non c’è niente. La cioccolata non solo non è la più squisita al mondo, ma manca completamente. Jordan si sarebbe liberato in un attimo della sua famiglia. La disprezzava, ma gli serviva. Si immaginava che enorme figuraccia, spiegare a suo padre che disprezzava la sua famiglia. Quel padre che non ha mai creduto in lui, che lo ha costretto a farsi in quattro per ricevere l’approvazione sociale non pensando neanche per un secondo a quello che gli sarebbe piaciuto diventare. Per questa ricerca di lodi era diventata una persona cattiva, e profondamente infelice, pensava Jordan. Se solo potessi fuggire, pensava Jordan. Affrontare mio padre, fregarmi della gente che mi giudica, abbandonare la mia famiglia e tutti i miei averi, per trasferirmi altrove, e diventare la persona che ho sempre sognato di essere, una persona umile che fa qualcosa di utile per le persone, anziché pensare solo ai soldi, una persona sostanzialmente felice, e non solo pragmaticamente efficiente. Ma Jordan non fuggì. La notte non portò consiglio, nessuna illuminazione defluì dal suo corpo o dalla sua mente. Allora uscì fuori. Erano le tre del mattino, le strade erano disgraziatamente deserte. Magari un volto di una persona, la gioia di un bambino, ma anche la vitalità di un animale avrebbero potuto fargli cambiare idea. Ma nulla. Allora entrò in macchina e guidò. Portò con se un pesante busto che aveva nella sua enorme villa. Rappresentava Marco Aurelio, il grande imperatore romano. Colui che era considerato invincibile, immortale da tutti gli uomini. Ma anch’egli alla fine morì. Era umano come tutti, in fin dei conti. E una corda per saltare del figlio, una di quelle da ricchi, con i contasalti e altre funzioni totalmente inutili. Ma quanti inutili oggetti per ricchi fanno continuamente, una corda è una corda, puoi abbellirla come vuoi ma resterà sempre una corda, pensava Jordan. Arrivò al ponte di New York a piedi, parcheggiando la macchina a circa 200 metri da questo, nascosta in una discarica. Faceva freddo, un freddo quasi irreale. E per le strade nessuno, purtroppo. Se Jordan avesse visto una sola persona per le strade ci avrebbe rinunciato. Cosa avrebbe pensato la gente, vedendolo camminare pesantemente con un busto di Marco Aurelio e una corda per bambini fra le braccia? Ma giunse all’estremità del ponte che non c’era nessuno. Così legò con la corda il busto di Marco Aurelio alla sua gamba. Era la morte che aveva sempre desiderato, nessuno l’avrebbe mai trovato, nessuno l’avrebbe mai collegato alla macchina, troppo lontana dal ponte e nascosta nella discarica, nessuno che doveva guardarlo e dirgli che aveva fallito e nessuno che sapesse dov’era andato a finire. Se avesse optato per una morte più appariscente, come buttarsi da un palazzo alto, tagliarsi le vene o avvelenarsi, tutti quanti l’avrebbero visto fallire. Che cosa avrebbe pensato la gente? Con questa domanda come ultimo pensiero, Jordan si lasciò cadere.

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La ragazza che cerca l'amore

La ragazza che cerca l’amore

lo cerca in ogni dove

in fondo alla terra

in riva al mare

in cima ai monti

 

Ma non lo trova mai

e lo cerca ancora

sui letti dei fiumi

sui fondali dei laghi

sui cieli dorati

 

Le altre ragazze son più tranquille

son stagni pieni di rane

cavi pieni di rame

ma dentro bruciano come lame

 

La ragazza che cerca l’amore

ha un fuoco dentro

il cuore di un leone

ma i modi di un barbone

 

Ma quando lo capirà

che l’amore non è il sesso

che l’amore non è fuori

che l’amore è lei

 

Ma in fondo lei lo sa

che gli altri son comparse

che sian belle o che sian farse

e chi resta in fondo è lei

 

Ma non rubiamole altro tempo

la ragazza deve cercare

questo amore senza fine

e deve pur scansar le mine

 

Ma non facciamole un malcontento

la ragazza deve cercare

questo amore senza tempo

e deve pur fuggir dal lento

 

Ma non rompiamole le palle

che in questa vita siam tutti pazzi

e non cerchiam di fare i saggi

 

Perché alla fine siamo tanti

che vogliam cercare l’amore come lei

e invece stiamo in mezzo ai tarli

 

Almeno lei ci prova a cercar l’amore

fra tutti questi inganni

e tutti i suoi malanni.

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